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La Cina riparte dai treni, maxi piano da 300 miliardi |
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Lunedì 12 Ottobre 2009 15:17 |
Repubblica — 12 settembre 2009 pagina 24 sezione: ECONOMIA PECHINO - La Cina non è solo la potenza economica che ha resistito meglio alla crisi, limitandosi a rallentare una crescita sostenuta. E' anche il primo Paese dove una ripresa reale sembra avviata, la sola economia che può trascinare le altre fuori dalle sabbie mobili. I dati di agosto, resi noti ieri da Pechino, confermano che la locomotiva dell' Oriente è ripartita e corre più velocemente del previsto. Nonostante il crollo delle esportazioni, frenate dal calo dei consumi in Europa e Usa, la produzione industriale cinese ha segnato un rialzo del 12,3%, rispetto all' atteso più 11,8%. Le vendite al dettaglio sono balzate al più 15,4%, massimo incremento da un anno. Scongiurato il rischio inflazione: nell' ultimo mese i prezzi sono calati dell' 1,2%, settimo ribasso mensile consecutivo. Il boom più rilevante riguarda però i prestiti bancari. In agosto sono saliti a 410 miliardi di yuan, circa 60,12 miliardi di dollari, mentre a luglio avevano toccato quota 356 miliardi di yuan. Gli analisti avevano ipotizzato una riduzione di 320 miliardi. Le immatricolazioni di auto sono aumentate del 90,2%, per un totale di 860 mila nuovi veicoli in un mese. Per la prima volta la Cina ha superato gli Usa. Grazie agli incentivi fiscali ora è il primo mercato automobilistico del mondo. Rialzo record anche nel mercato immobiliare, dove si teme una bolla innescata dai prestiti bancari incentivati dal massiccio intervento pubblico. Il ministero dell' Economia cinese, alla luce dei dati di agosto, considera «realizzabile» l' obiettivo di una crescita dell' 8% nel 2009, dopo il più 6,1% del primo trimestre e il più 7,9% del secondo. In assenza di una ripresa sufficiente in Occidente, con un conseguente rialzo di consumo e importazioni, la Cina è costretta a puntare tutto su infrastrutture e occupazione interne. Il piano annunciato ieri dalle Ferrovie, dopo gli investimenti choc in autostrade, porti e scali aerei, è impressionante. Con un investimento pubblico di 300 miliardi di dollari in tre anni, saranno realizzate 42 nuove linee ferroviarie ad alta velocità, per un totale di 13 mila chilometri. Oltre 7 miliardi di cinesi potranno viaggiare sui più moderni convogli del pianeta, dimezzando i tempi di percorrenza tra Pechino e le principali metropoli regionali. I treni viaggeranno tra i 250 e i 300 chilometri all' ora. Il direttore delle Ferrovie, Zhang Shuguang, ha inoltre annunciato l' esordio del «treno-mostro». Entro l' anno sarà collaudato il locomotore più veloce del mondo, capace di superare i 500 chilometri all' ora. Entro il 2009 la Cina sarà dotata di 86 mila chilometri di ferrovia, dietro solo agli Usa. Entro il 2020 però i chilometri di rotaie saranno 120 mila, 10 mila in più che in America. Oltre che per sostenere l' economia interna il maxi-investimento ferroviario risponde ad una precisa domanda del mercato. La nuova classe media cinese aumenta, si sposta sempre di più e pretende ormai standard di qualità giapponesi. Le ferrovie però consumano in particolare acciaio. Investire sui propri treni, per Pechino,è così un modo per combattere la guerra annunciata da Washington, decisa a imporre alti dazi all' acciaio cinese per salvare le proprie fabbriche. - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GIAMPAOLO VISETTI |
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Tokyo: obbligo di sorriso per tutti i ferrovieri |
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Mercoledì 08 Luglio 2009 12:26 |
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I 530 dipendenti di “Keihin Electric Express Railways” saranno controllati da uno speciale dispositivo digitale. Il “sorrisometro” scatterà loro foto a intervalli regolari “così - dice la direzione - i nostri clienti saranno più felici”. |
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Martedì 30 Giugno 2009 18:13 |
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Martedì 10 marzo. Alle 4 e 20 di mattina, le porte della stazione di Ragusa sono sbarrate. Impossibile scaldarsi nella sala d'aspetto. Impossibile sedersi. Impossibile accedere alle obliteratrici interne. Impossibile, soprattutto, salire su un treno che da quest'angolo orientale della Sicilia arrivi in tempi accettabili a Trapani, cittadina in linea d'aria a 300 chilometri di distanza. L'unica possibilità, oggi come tutti i giorni, è aspettare al buio che l'autista rumeno Florin avvii il motore del pullmino parcheggiato davanti alla stazione. Sul lato superiore del parabrezza c'è scritto: Servizio sostitutivo Trenitalia. Perché è così, che parte questo viaggio nel medioevo ferroviario: barcollando per un'ora e 22 minuti sul bus tra le buche della statale 115. Fino alla stazione di Gela. Poi toccano 38 minuti di attesa, senza la possibilità di accedere ai bagni (chiusi a tempo indeterminato per garantire "la sicurezza e il decoro della stazione", dice un cartello di Fs). Poi altre tre ore e 57 minuti per salire fino a Palermo. E ancora, dopo un'ora e 12 minuti di attesa, ulteriori due ore e 21 minuti per ridiscendere a Trapani. A questo punto, dopo 440 chilometri di tragitto, si è finalmente arrivati. Alle 13 e 50. Nove ore e mezza dopo la partenza da Ragusa.
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